19/03/2009

Ora che mancano le pressioni perché gli obiettivi sono stati falliti; ora che una serie di maldestre operazioni di mercato sono state impietosamente smascherate al punto che il Presidente ha ritenuto necessario riprendere con forza le briglie del Napoli togliendole a Marino; ora che mancano ancora dieci giornate alla fine di questo campionato, il Napoli diventa un grande laboratorio in cui c'è da capire cosa sia giusto salvare in vista del potenziamento tecnico della prossima estate.

Una cosa è certa: c'è molto, moltissimo da lavorare, perché nelle mani di Donadoni non c'è nemmeno un reparto che offra garanzie.

A cominciare dal portiere, con Navarro, frutto di scelta fantasiosa quanto improduttiva.

Per proseguire con la difesa, indebolita in modo sconcertante rispetto alla stagione scorsa con gli arrivi di Rinaudo, Aronica e Vitale a fronte delle partenze di Domizzi, Savini e Cupi.

Per continuare col centrocampo, in cui si è voluto insistere a scommettere con comica miopia sulle inesistenti doti di regìa di Gargano, finendo con il far passare inosservate anche le sue ottime virtù di incontrista.

Per finire con l'attacco, lasciando Lavezzi completamente solo a cantare e a portare la croce e alternandogli accanto le comparsate di uno svogliato Zalayeta e di un modesto Denis in versione tanque pezzottato.

Molto, c'è davvero molto da lavorare.

E' un organico a cui mancano serenità e capacità in porta e in difesa, fosforo a centrocampo, centimetri e fiuto del gol in attacco.

Da valutare con attenzione quanto si dispone per correre ai ripari, ma anche per non svilire ulteriormente quei pochi acquisti azzeccati che rappresentano quasi l'intero patrimonio: i Maggio, i Santacroce, i Lavezzi, gli Hamsik, i Gargano, i Mannini.

Da qui si deve ripartire, non è moltissimo, ma neanche così poco.

E forse anche tra questi si nasconde qualche grosso bluff che però potrebbe rendere tanti di quei milioni che sarebbero un toccasana in funzione della ricostruzione della squadra.

De Laurentiis ha scelto personalmente Donadoni perché sia il principale artefice tecnico della ricostruzione.

Marino non potrà non ascoltarlo.

E forse un giorno sarà grato ad entrambi, perché capirà che era l'unico modo per ridurre la sua possibilità di far danni.