Proviamo a chiudere gli occhi e a pensare che Filippo Raciti non sia morto, ma
solo ferito. Non si sarebbe fermato il calcio, staremmo a discutere dei
risultati di ieri, di Inter e Roma che giocano stasera, e poi della Nazionale
con la Romania.
La situazione era già grave, ma a molti tornava comodo
far finta di niente, una strategia quasi sempre pagante in questo paese. E
dunque la differenza, atroce ma casuale, tra un ferito e un morto a rendere
urgente un risanamento non tanto degli stadi ma di chi li frequenta per giocare
alla guerra. Questo blocco è giusto ma tardivo. Secondo me non è giusto, alla
lunga, per tifosi dell'Empoli, dell'Udinese, del Chievo, per tutti quelli che
dalla curva non hanno mai lanciato neanche una palla di carta. La brava gente
capirà, siamo in emergenza.
Siccome questa emergenza riguarda tutti,
anche quelli che non vanno allo stadio ma prendono un treno, entrano in un
autogrill, ecco un piccolo elenco, senza pretese, di quel che potrebbe essere
fatto subito.
I tifosi. Basta caschi, basta passamontagna calati,
si va a faccia scoperta e con un documento d'identità in tasca. Multa ai
possessori di fumogeni (sono stupidi ma non fanno danni), sanzioni più pesanti
per possessori di razzi, petardi, bombe-carta. Basta cori contro (in
Inghilterra, mai così evocata, non ne fanno).
I club. Dovranno risarcire tutti i danni provocati
dai loro tifosi allo stadio e nella zona circostante. Dovranno realizzare un
valido sistema di sicurezza all'interno dello stadio, evitando di reclutare capi
ultrà che passerebbero dal redditizio lavoro di tifoso a quello di sorvegliante.
Dovranno impegnarsi perché dirigenti e tesserati non si lascino andare a gesti o
dichiarazioni che possano provocare violenza. Stangata nelle tasche alla prima
infrazione, squalifica alla seconda, dai e dai capiranno che non si può
continuare a lanciare il sasso e ritirare la mano. Per tanti anni il calcio ha
chiesto più polizia. Se 1.500 poliziotti (per 21mila spettatori) non bastano a
impedire i fatti di Catania, quanti altri ne servirebbero? Comunque, gli
incontri a rischio si devono giocare di giorno, non in notturna.
I
politici. Ho lo stesso imbarazzo di Ulivieri a usare le parole "leggi
speciali". Ne ho di più a sentire Cento, Storace, Gasparri, Ronchi, unirsi alle
litanie di rito. Cento è la madonnina degli ultrà, appena ce n'è uno in carcere
si agita a prescindere. Quelli di An farebbero bene a ricordare che fu
soprattutto il loro collega Buontempo, con Cento, ad annacquare i provvedimenti
e le sanzioni. E che non solo Catania ma l'80% almeno delle curve italiane è di
destra, tosta o estrema. Protrarre la flagranza a 48 ore, permettere alla
polizia di usare gli idranti è il minimo. Idem dare la certezza della pena, tra
carcere e lavori socialmente utili. Poi: disorganizzare, cioè sciogliere, il
tifo organizzato, e togliere alle curve sacralità e senso d'impunità. So che ci
possono essere fior di delinquenti in tribuna cosiddetta d'onore, ma è la curva
il luogo del malessere e dell'esaltazione (sono tutte "mitiche" per autonomina).
Quindi: o si chiudono, come hanno fatto a Parigi, o si tengono aperte, ma senza
striscioni, senza arrivi in massa, senza il ciarpame di questi anni. Ma la
polizia, poca o tanta, deve esserci, all'interno. Perché ha un ruolo. Cosa
significa che i bravi tifosi devono isolare i violenti, se non ci riesce chi ha
più poteri e mezzi di un abbonato ai distinti? Si ripartirà da zero, in un pezzo
di stadio che deve tornare a essere di tutti, e dove le regole (le leggi, se
preferite) valgono per tutti. In casa e in trasferta. Stop ai treni speciali per
tifosi speciali. Di speciale, in questa storia, c'è solo l'inciviltà e la
violenza. Che Raciti sia stato colpito per caso o seguendo un preciso disegno di
vendetta non cambia nulla, purtroppo. E davanti a questo morto e a Ermanno
Licursi che si devono fare i conti. E senza sconti.
La Figc.
D'intesa con i ministeri (Pubblica istruzione, Giovani) avvierà corsi di
sensibilizzazione sull'educazione allo sport (già che ci siamo, perché non c'è
solo il calcio) a partire dalle elementari. Se qualche calciatore, in attività o
meno, vuole unirsi ai comunicatori specializzati, meglio. Per inciso, con poche
brutte eccezioni, i calciatori sembrano abbastanza maturi e responsabili (meno
simulazioni, meno carognate). A giocare in un ambiente civile, dove non gli
arrivi un petardo tra le gambe o una bottiglia in testa, hanno tutto da
guadagnare, a costo di rimetterci qualche soldo. Resta da migliorare, in
generale, l'atteggiamento nei confronti degli arbitri. I quali dovranno
fischiare la fine della partita al primo lancio di oggetti in campo. La squadra
del lanciatore avrà partita persa, quale che sia il risultato.
L'informazione. Nessuno può chiamarsi fuori, quindi parliamone.
Esistono, oggettivamente, trasmissioni (tv e radio) specializzate nel buttare
cerini nella benzina. E anche la carta stampata non è del tutto limpida, sia per
motivi diffusionali sia per congenito bombarolismo, sia perché esiste un
giornalismo-ultrà. Come esiste un Osservatorio per i diritti dei minori propongo
un Osservatorio per i diritti del calcio (a vivere in pace, come minimo) nel
rispetto dei diritti dell'informazione, che però comportano anche qualche
dovere. Una commissione mista, fatta da persone che conoscono l'Italia e lo
sport. Per quanto riguarda i giornalisti mi permetto di fare due nomi per la
stampa parlata e scritta: Sergio Zavoli e Antonio Ghirelli.
La
polizia. Esistono anche ultrà in divisa. Sarebbe meglio se non ci fossero. I
reati non hanno colori o bandiere.
Gli Europei
2012. Evitiamo di parlarne, per un po'. Ce li daranno ugualmente, per
mancanza di concorrenza. E oggi non ce li meritiamo. Tra cinque anni forse.
Gianni
Mura