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luned́ 11 agosto 2003 - Utenti online : 5


15/04/2003
Conti e paradisi fiscali, la tragica farsa del ciuccio Un'inchiesta in due puntate sui guai finanziari che rischiano di far sparire il club azzurro dal calcio che conta MARCO LIGUORI SALVATORE NAPOLITANO Quello del Napoli è un triste declino che avanza inesorabilmente su due piani non separabili: quello delle manovre sotterranee per il controllo della società e quello di una gestione ormai da un anno costantemente ai limiti del ricorso al tribunale fallimentare. E' una farsa tragica che si gioca sulla passione dei tifosi, quarti per totale in Italia, ma è il calcio d'oggi: il bacino d'utenza non basta più senza la guida di un gruppo dalle spalle forti e protette, economicamente e politicamente. La vicenda partenopea è una matassa inestricabile, che si estende tra paradisi fiscali come Lussemburgo e San Marino, e che lambisce il Mediocredito Centrale: la banca d'affari del gruppo Capitalia, il cui presidente è il numero uno della Federcalcio, Franco Carraro. Il garbuglio è reso ancor più complicato da una rete di società le cui partecipazioni s'intrecciano. Senza tacere della fitta trama che ancora lega il proprietario storico, Corrado Ferlaino, abituato da sempre a scomparse e a repentine apparizioni, quello uscito da meno di un anno, Giorgio Corbelli, la cui presenza aleggia ancora, e l'ultimo, Salvatore Naldi, destinato a diventare ben presto il penultimo. La società è controllata al 99,93% da una finanziaria lussemburghese, la Napoli Calcio Sa, che a sua volta faceva capo a un'altra società del Granducato, la Sportinvest Sa: quest'ultima, posseduta da Corbelli, ricevette il finanziamento, non ancora restituito, da Mediocredito Centrale per acquistare il Napoli e ha ceduto la propria quota a Naldi, che deve 30,3 milioni di euro a Corbelli. I conti degli azzurri risentono della debolezza economica e finanziaria dei suoi ultimi presidenti. Come se non bastasse, il rosso è stato accentuato dalla retrocessione in serie B: meglio sarebbe il fallimento con annessa ripartenza dalla C2 che prolungare l'agonia. Il bilancio è chiaro: l'esercizio al 30 giugno 2002 si è chiuso con una perdita di 28,86 milioni, che aveva reso addirittura negativo per 2,17 milioni il patrimonio netto. La ricapitalizzazione decisa dall'assemblea straordinaria del 15 luglio ha soltanto fatto sì che la Covisoc potesse dare il via libera all'iscrizione al campionato per una sorta di buona volontà mostrata dalla nuova presidenza, e non certo per il rispetto dei parametri richiesti. E poi il numero due della Federcalcio, Giancarlo Abete, non avrebbe potuto fare un torto così grande ad uno dei suoi associati: Abete è infatti il presidente della Federturismo, alla quale Naldi appartiene essendo imprenditore del settore. Dell'aumento del 15 luglio la parte restante è stata versata venerdì 4 aprile, quando l'assemblea dei soci ne ha dovuto varare subito un altro nel tentativo di rimediare alle nuove perdite accumulate nell'attuale stagione. In effetti, il confronto tra i ricavi è inequivocabile: tra il 2000-2001, anno di A, ed il 2001-2002, anno di B, gli introiti sono crollati da 54,97 a 21,18 milioni. La differenza sta quasi tutta nei minori incassi per la cessione dei diritti televisivi criptati: in A Stream pagò 30,7 milioni, in B appena 5,7. Ma i costi sono scesi molto meno, da 81,17 a 70,89 milioni. Anche il Napoli, come tutti, ha fatto leva sulle plusvalenze: 17,72 milioni, serviti soltanto a diminuire il rosso. Peccato che nel bilancio sia riportato solo l'ammontare di tale voce e non a quali calciatori si riferisca: plusvalenze fittizie? Anche la situazione finanziaria è da brividi, con uno squilibrio tra debiti e crediti di 57,73 milioni. Il
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boa perda de peso
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Collegio sindacale ha dovuto ricordare agli amministratori di «porre particolare attenzione al raggiungimento dell'equilibrio economico-finanziario, in quanto le passività a breve non coprono le attività a breve». Tra le stranezze ereditate dalla gestione Corbelli, il Napoli è azionista del San Marino Calcio: una società di C2, nata nel 2000, con un capitale sociale di 49.500 euro, diminuito a 45.346 euro nel 2002. Per acquisirne il 33% il Napoli ha sborsato addirittura 1,29 milioni. E la Finarte, controllata da Corbelli, ne è diventata lo sponsor. Visti gli innumerevoli guai, una sola speranza s'impone ai tifosi azzurri: «Adda passà a' nuttata»! (1-continua)